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Considerazioni su possibili spinte inflazionistiche

by Giacomo Calef

Considerazioni su possibili spinte inflazionistiche 

Come già accennato, sia la dimensione dello shock che la successiva risposta fiscale e monetaria non hanno precedenti. Una volta che i governi hanno imposto la chiusura (lockdown) di gran parte dell’economia, non hanno avuto altra scelta che fornire supporti economici.

Peso degli stimoli fiscali sul PIL (per Paese)

Nessuna attività è stata creata per sopravvivere a mesi di entrate pari a zero e aziende come compagnie aeree, hotel, cinema, navi da crociera, e ristoranti hanno dovuto far fronte a questa situazione, quasi impossibile da immaginarsi. E, dunque, la portata del supporto economico è stata molto significativa. Sono stati applicati oltre 100 tagli ai tassi di interesse da parte delle banche centrali e i governi hanno messo a disposizione complessivamente circa $ 18 trilioni di stimoli, portando ad un enorme accumulo di debito nei Paesi sviluppati. Si stima che lo stimolo monetario sia stato quattro volte più grande rispetto a quello messo in atto a fronte della crisi del 2008 e, mentre a quel tempo aveva lo scopo di colmare i buchi creati dal sistema bancario, quello attuale sta fluendo direttamente verso le aziende e le famiglie. Poi, si noti che il disavanzo di bilancio degli Stati Uniti è aumentato costantemente sotto la presidenza Trump, raggiungendo $ 984 miliardi l’anno scorso, nonostante coincidesse con un periodo di pace e prosperità in cui il deficit dovrebbe ridursi. Ma già nel 2019 gli Stati Uniti avevano esaurito gli acquirenti per il debito di nuova emissione, lasciando così alla FED l’”incombenza” di acquistarne un ammontare pari a circa $ 80 miliardi. Per il 2020 le stime per il deficit di bilancio degli Stati Uniti sono di circa $ 4 trilioni, ovvero il 20% del PIL, e presumibilmente la FED dovrà ancora acquistare gran parte di questo. E oltre al rilascio di tutti questi miliardi di dollari di spese di emergenza, la crisi da covid potrebbe portare anche ad altre conseguenze. Tra le altre, lo scoppio della pandemia ha interrotto le supply chain globali causando l’insufficienza di alcuni beni di fondamentale importanza. Ad esempio, nel pieno della crisi sanitaria molti Paesi si sono trovati ad essere a corto di farmaci, per cui la Cina rappresenta un fornitore molto importante per i Paesi occidentali. Quindi, la rilocalizzazione di alcune supply chain potrebbe ridurne l’efficienza in termini di costi, ovvero portare ad un aumento dei prezzi dei prodotti. Quindi alla luce delle considerazioni fatte sinora, ovvero riguardanti i flussi monetari ingenti, nonché la possibile ridefinizione delle catene produttive, potremmo dire che questa situazione possa portare, in futuro, ad un probabile aumento dell’inflazione, anche perché per le Autorità sarà difficile decidere quando smettere di fare tutto il possibile per sostenere l’economia, tra cui, per l’appunto, stampare moneta.

Fonti: Notz Stucki Research, BofA Merrill Lynch Global Research

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 10 07 2020

  1. Panoramica macro
  2. #2Q 2020 – Un rimbalzo forte, ma proseguirá ancora il recupero?
  3. Considerazioni su possibili spinte inflazionistiche

 

 

 

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