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Sudamerica – Mercati nota settimanale

by Giacomo Calef

Sudamerica

L’economia sudamericana sta attraversando un periodo difficile e la situazione più emblematica è quella del Venezuela. L’iperinflazione ha raggiunto livelli insostenibili e milioni di persone stanno abbandonando il Paese per cercare migliori condizioni di vita altrove. Nel frattempo il regime politico di Maduro sta vacillando, dopo che il trentacinquenne Juan Guaidò si è autoproclamato presidente, intenzionato a ricondurre il Paese alla democrazia. Il leader dell’opposizione ha ricevuto il sostegno di USA, Canada e Paesi sudamericani. Al contrario, Turchia, Cina e Russia si schierano con Maduro.

Le due maggiori economie dell’America Latina, ovvero Brasile e Messico, invece, devono fare i conti con l’attuazione concreta dei programmi di riforme, atti a spingere la crescita economica partendo dalla riduzione di criminalità e corruzione, i principali fattori di debolezza dei due Paesi. In Brasile Bolsonaro ha promesso privatizzazioni e tagli alle spese pubbliche, mentre il presidente messicano Obrador è impegnato a porre fine a quelle politiche che a suo modo di vedere favoriscono i grandi investitori a scapito del popolo messicano. Entrambi i mercati emergenti hanno visto un significativo rally nell’ultimo anno, per quanto riguarda azioni, valute e bond sovrani. Tuttavia permane il rischio di una correzione, in quanto vi sono i presupposti per cui gli investitori possano essere delusi dagli sviluppi della situazione politico-economica dei due Paesi.

Invece il quadro macro-politico in Argentina merita un’analisi più approfondita. Il presidente Macri, insediatosi nel 2015, ha portato un ambizioso programma di riforme per riportare fiducia al Paese, favorendo un’economia aperta e attraendo investitori dall’estero. Tra il 2016 e fine 2017, il governo argentino ha emesso un consistente quantitativo di debito, denominato sia in euro che in dollari americani, ottenendo un riscontro positivo dai mercati, grazie alla rapida crescita economica e a tassi di interesse bassi, dando modo così a Macri di finanziare i propri progetti senza dover ricorrere a finanziamenti esterni per il 2019. Tuttavia l’«annus horribilis» sui mercati del 2018 e le prospettive di un rallentamento economico han reso la situazione più complicata, vanificando l’effetto sperato del primo round delle riforme di Macri, con l’inflazione schizzata al 50% e il deprezzamento pesante del peso argentino. Eppure l’intervento del Fondo Monetario Internazionale e le policy della banca centrale potrebbero essere in grado di smorzare le pressioni inflazionistiche, contribuendo a migliorare il profilo di rischio del debito sovrano. Sarà inoltre fondamentale valutare come si evolve l’economia in Brasile, in quanto quest’ultimo rappresenta il principale partner nelle relazioni commerciali. Bisogna infine prendere in considerazione i potenziali rischi, a partire da come agirà la FED in merito alla politica monetaria fino ad arrivare alla situazione politica del Paese. A Ottobre 2019 si terranno le elezioni e la caduta di Macri potrebbe causare una crisi di fiducia e uno stop del soccorso del FMI, in quanto i sostenitori della rivale Cristina Fernández lo interpretano come una pesante cessione di sovranità.

Fonti: Sole 24 Ore, Bloomberg, Notz Stucki Research

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Mercati nota settimanale – 25 1 2019

  1. Panoramica macro
  2. Tltro: una soluzione per le banche
  3. Commenti dal Forum Davos tra economia e petrolio
  4. Sudamerica

 

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