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Obbligazioni della zona euro: ripartiamo con la BCE

by Giacomo Calef

Obbligazioni della zona euro: ripartiamo con la BCE

Uno degli effetti sui mercati dovuti alla pandemia da Covid-19 è stata la crisi di liquidità riguardante l’intero comparto obbligazionario. Gli spread sul credito si sono allargati significativamente nel corso del mese di Marzo e ciò ha portato le Banche centrali ad intervenire tempestivamente e massicciamente, sia per assicurare il funzionamento dei mercati che per sostenere il sistema economico. A tal proposito, vorremmo fare un focus sulla portata degli interventi che è stato pianificato dalla Banca Centrale Europea. Il Quantitative Easing della BCE era già partito nell’Ottobre 2014 attraverso un programma di acquisti netti di attività definito APP, Asset Purchase Programme, una misura di politica monetaria non convenzionale messa in campo per riportare, nel medio termine, il livello del tasso di inflazione vicino al 2%. Gli acquisti netti sono terminati dopo circa 4 anni, nel Dicembre 2018, e la BCE ha accumulato nel periodo un totale di circa 2600 miliardi di euro di asset in bilancio. Ma l’APP non è terminato, poiché il capitale rimborsato sui titoli in scadenza è stato reinvestito integralmente. Poi, ripercorrendo brevemente le tappe, a Novembre 2019 sono ripartiti gli acquisti netti dell’APP al ritmo di 20 miliardi al mese e lo scorso Marzo ne sono stati aggiunti 120, da distribuire nell’anno corrente. Ma poco dopo, sempre a Marzo, è arrivato il vero bazooka contro il Coronavirus: il PEPP, ovvero il Pandemic Emergency Purchase Programme che prevede un ammontare complessivo di 750 miliardi di acquisti previsti almeno per il 2020. Facendo ordine tra tutte queste cifre, focalizziamoci su due dati importanti:

  1. Nel 2020, sommando APP e PEPP, ci si attendono acquisti netti per complessivamente 1110 miliardi circa, che in un solo anno sarebbero già circa la metà rispetto a quelli fatti in 4 anni, tra 2014 e 2018, pari a circa 2600 miliardi.
  2. Nel 2020 il piano di emergenza PEPP prevede ben più del doppio degli acquisti “standard” dell’APP, ovvero 750 contro 360 miliardi.

Pertanto, risulta ben evidente la portata degli acquisti che verranno effettuati dalla BCE fino a fine 2020. Il PEPP, inoltre, prevede delle differenze rispetto all’APP, che riguardano in particolar modo la flessibilità con cui gli acquisti vengono effettuati. In particolare, la distribuzione delle risorse per l’acquisto dei titoli del settore pubblico è, come nell’APP, definita sulla base delle quote di capitale detenute dalle Banche centrali nazionali. Ad esempio, Banca d’Italia possiede circa il 13,8% del capitale sociale della BCE, pertanto all’Italia spetterebbe un ammontare di prestiti stabilito sulla base di tale quota (per l’APP gli acquisti di tali titoli corrispondono a circa l’80% del totale). Tuttavia, il PEPP è stato progettato per affrontare l’epidemia Covid-19 in modo mirato, quindi per i Paesi più in difficoltà potranno essere consentiti maggiori acquisti. Infatti, è stato sospeso il limite massimo del 33% sulle emissioni per i titoli di Stato e del 50% per quelle sovranazionali.  Inoltre, è stata prevista una postilla: di regola si acquistano solo titoli obbligazionari Investment Grade (ad alto merito creditizio), ma per il PEPP i bond greci costituiscono un’eccezione, dato che fanno parte della categoria High Yield. A conferma di quanto detto, questa settimana la BCE si è dichiarata pronta ad aumentare le dimensioni dei suoi programmi di acquisti titoli e di aggiustare la loro composizione, nella misura necessaria e per tutto il tempo che servirà. Ad oggi sul comparto obbligazionario si sono create delle opportunità e, con riferimento alla zona euro, nei prossimi mesi avremo un compratore di rilevante importanza, che è la BCE per l’appunto. Ecco perché riteniamo che le obbligazioni Investment Grade, in particolar modo quelle Corporate, nel corso dei prossimi mesi probabilmente saranno destinate ad apprezzarsi e i rendimenti scenderanno man mano che aumenteranno gli acquisti della Banca centrale. Resta il fatto che, per concludere, in questo momento sia forse un po’ ambizioso attendersi un recupero a forma di V senza politiche fiscali poderose. Da ultimo bisogna ricordare che, con tutti i suoi difetti, senza l’Europa, non avremmo avuto uno scudo così importante per il debito italiano.

Fonti: Notz Stucki Research, Bloomberg, ecb.europa.eu, Sole24 Ore

Di seguito l’ultima nota settimanale del nostro ufficio di Milano.

Nota settimanale 17 04 2020

  1. Panoramica macro
  2. Obbligazioni della zona euro: ripartiamo con la BCE
  3. Cina: come cambia l’healthcare post Covid-19
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